I mormoni celebrano il Natale?

gennaio 22, 2011 by
Filed under: Fede cristiana, Gesù Cristo, Principi mormoni 

Quando l’autore mormone, Jason Wright, scrisse un libro sul Natale, alcune persone si sorpresero. Una donna gli chiese come facesse a conciliare la scrittura di un libro di Natale, con il fatto che i mormoni non lo celebrano. Egli ha subito spiegato che i mormoni celebrano il Natale.

Il vero nome della chiesa mormone è “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”. “Mormone” è un soprannome, inizialmente dato ai mormoni dai loro nemici, ma in seguito bonariamente accettato dai mormoni stessi. Esso deriva dal nome di un libro, che viene utilizzato come seconda testimonianza di Gesù Cristo; la prima testimonianza è, naturalmente, la Bibbia. Il Libro di Mormon serve anche come testimonianza della veridicità della Bibbia. Mormon fu uno degli ultimi scrittori di questo libro, ma la chiesa non è di Mormon. E’ “la chiesa di Gesù” e, quindi, il vero nome della Chiesa deve, ovviamente, includere il nome di Gesù Cristo.

I mormoni credono che Gesù Cristo sia letteralmente l’unigenito Figlio di Dio e sia anche il figlio della mortale Maria. Questo doppio retaggio gli conferisce la mortalità, per sperimentare la sofferenza fisica, le emozioni e la morte, ma la divinità necessaria, per espiare i peccati degli altri e superare la morte. I principi mormoni non comprendono la Trinità, perché la Trinità è un principio post-biblico, che è stato concordato in un consiglio, tramite votazione degli uomini. I mormoni non mettono alla votazione le dottrine. Hanno ricevuto le loro informazioni sulla natura di Dio e di Gesù, nello stesso modo in cui Dio, nei tempi antichi, ha dato all’uomo le informazioni. “Sicuramente il Signore Dio non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti (Amos 3:7)”. La Bibbia non dice mai che le profezie sarebbero finite con la morte di Gesù o che la rivelazione e la verità sarebbero arrivate in modi diversi, comprese le votazioni. La trinità, quindi, sembra essere una tradizione senza supporti biblici.

Il primo articolo di fede, della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, dice “Noi crediamo in Dio, il Padre Eterno, e in Suo Figlio, Gesù Cristo, e nello Spirito Santo.” Crediamo che queste tre persone divine, che costituiscono una singola Divinità, siano uniti nello scopo, nel modo di agire, nella testimonianza, nella missione. Crediamo che siano riempiti con lo stesso senso divino di misericordia e di amore, di giustizia e di grazia, di pazienza, di perdono e redenzione. Credo che sia esatto dire che noi crediamo che essi siano uno, in ogni aspetto rilevante ed eterno immaginabile, piuttosto che tre persone riunite in una sola sostanza, una nozione trinitaria mai enunciata nelle Scritture, poiché non vera.

In effetti, più di una fonte, oltre al dizionario della Bibbia di Harper, dice che “la dottrina ufficiale della Trinità come è stata definita dai grandi Consigli della chiesa del 4° e 5° secolo, non è presente nel Nuovo Testamento.”

Quindi, qualsiasi critica mossa alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, perchè non ha la visione cristiana di Dio, Gesù e lo Spirito Santo come unico essere, non riguarda il nostro impegno verso Cristo ed è, piuttosto, un riconoscimento (esatto, potrei aggiungere) che la nostra visione della divinità non segue la storia cristiana post-Nuovo Testamento, ma ritorna alla dottrina insegnata da Gesù stesso. (Jeffrey R. Holland, “Il solo vero Dio e Gesù Cristo che egli ha mandato”, La Stella, Nov 2007, 40-42)

Se è vero che Gesù disse che lui e suo padre sono stati uno, in Giovanni 14, ha anche detto, nello stesso capitolo, versetto 20: “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me ed io in voi.” In altre parole, Dio, Gesù e gli Apostoli sono uno nello stesso modo: sono completamente unificati. Lui non voleva dire che gli apostoli erano parte della Trinità. La Bibbia è piena di riferimenti in cui Gesù parla di Dio, sempre come essere separato e non come sé stesso. Ha pregato Dio, ha lodato Dio. Non è probabile che abbia pregato o lodato sé stesso.

Quindi, i mormoni credono in Gesù Cristo. Credono che Egli abbia espiato i loro peccati nel giardino del Getsemani e sia morto sulla croce per loro, risorgendo il terzo giorno e rompendo i legami della morte, per tutti noi. Egli ha reso possibile, per noi, il pentimento ed  il perdono. Questo è il cuore della dottrina mormone, che insegna che Dio ci ama e ha creato il nostro spirito, rendendoci letteralmente suoi figli. Egli è, a tutti gli effetti, un padre perfetto. Egli ci lascia la libertà di compiere le nostre scelte, ma, come ogni genitore sa, i bambini possono scegliere cosa fare, ma non possono scegliere le conseguenze. Quando un bambino si comporta male, c’è un prezzo da pagare, e così è per noi, come figli di Dio. Siamo in grado di obbedire o disobbedire, trovare e accettare o rifiutare la verità, ma dobbiamo sempre accettare che le conseguenze di tali scelte siano fuori dalla nostra portata. Questo significa che Dio è un Padre, che ci dà delle disposizioni che hanno conseguenze, buone o cattive, ed Egli ci permette di sperimentare la sofferenza, perché è parte della nostra crescita e perché, se ci avesse impedito di soffrire, avremmo dovuto rinunciare a tutto e diventare semplici marionette, nelle mani di Dio.

Poiché Egli ci ama, mandò Suo Figlio, Gesù Cristo, sulla terra, per fare per noi quello che non siamo in grado di fare per noi stessi, e mentre, tradizionalmente, la Pasqua è il momento per onorare quel sacrificio straordinario, i principi mormoni ci ricordano che il Natale è importante proprio perché c’è stata una Pasqua. Il Natale onora la nascita di un bambino che è venuto volentieri sulla terra, sapendo che ci sarebbero state sia gioia, che angoscia, nella breve vita che avrebbe vissuto. Si onora anche la madre terrena, che era pronta ad affrontare i giudizi che sarebbero potuti arrivare, da questa gravidanza miracolosa, e che ha lavorato duramente, per allevare un figlio disposto a compiere la propria missione. Si onora anche Giuseppe, che ha fatto la giusta scelta di fede, in una situazione difficile, e che, con amore, ha accettato questo giovane Salvatore nella sua casa, svolgendo il ruolo del padre terreno di Gesù.

Il Natale onora gli umili pastori, che hanno visto un angelo e creduto immediatamente, anche se molti altri hanno rifiutato le visite celesti. Si onorano i 3 saggi, che hanno speso la loro vita in attesa della nascita di Gesù e, poi, hanno impiegato anni, a raggiungerlo. Gli hanno salvato la vita, accettando il consiglio celeste di evitare di tornare da un re malvagio, che voleva uccidere Gesù.

Il Natale è un momento in cui i mormoni, e altri cristiani, possono rinnovare il loro impegno verso Gesù Cristo, donandogli regali che durano per l’eternità. Le celebrazioni laiche sono una parte divertente del Natale, ma hanno, spesso, fondamento in campo spirituale, e possono essere vissute in quel modo. Quando ci scambiamo doni materiali, a Natale, ci viene ricordato che ci sono molti doni, che devono essere regalati, sia materiali, che spirituali, durante tutto l’anno, e ci aiutano a ricordare il dono più importante : quello che Dio ci ha dato, quando ci ha inviato suo Figlio. “Sul colle del Calvario Egli diede la Sua vita, per ciascuno di noi. Questo è il dono più grande che ognuno di noi potrà mai ricevere. È il dono della risurrezione e la vita eterna.”

Onoriamo la sua nascita. Ma senza la sua morte, la sua nascita sarebbe stata solo una nascita in più. E’ stata la redenzione, per cui Egli ha sofferto nel Giardino del Getsemani e sulla croce del Calvario, che ha reso il suo dono immortale, universale ed eterno. La sua è stata una grande espiazione, per i peccati di tutta l’umanità. Egli è la Resurrezione e la Vita, ‘la primizia di quelli che dormono’ (1 Corinzi 15:20). Grazie a Lui, tutti gli uomini risorgeranno dalla tomba.

Noi lo amiamo. Lo onoriamo. Lo ringraziamo. Lo adoriamo. Egli ha fatto, per ciascuno di noi e per tutti gli uomini, ciò che nessun altro avrebbe potuto fare. Sia ringraziato Dio per il dono del suo Figlio diletto, nostro Salvatore, il Redentore del mondo, l’Agnello senza macchia, che è stato offerto in sacrificio per tutta l’umanità “(devozionale missionario, 15 dicembre 2002). (Vedi Gordon B. Hinckley, «Pensieri ispirati”, Liahona, settembre 2007, 2-6).

Comments

Tell me what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!